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Capitolo Quattro. Arthur Schopenhauer.

Paragrafo 1 . Schopenhauer contemporaneo.

     
Introduzione.

Arthur  Schopenhauer (1788-1860)  contemporaneo degli  idealisti,  di
Marx e dei primi positivisti.(1)
     E'  importante  non  perdere di vista questa contemporaneit  non
per  un  astratto ossequio alla cronologia, ma perch la collocazione,
uno  accanto  all'altro,  degli  scritti  di  Hegel,  di  Comte  e  di
Schopenhauer,  oppure di Schopenhauer, di Feuerbach,  di  Stirner,  di
Marx  e di Darwin, ci rende consapevoli del ventaglio di posizioni  in
cui si va articolando la filosofia nella prima met dell'Ottocento.
     Mai  la filosofia  stata una realt omogenea, e i contrasti  fra
i  filosofi  sono  stati spesso molto duri, ma quasi  sempre  -  nella
filosofia  antica come in quella moderna - le diverse posizioni  erano
riconducibili a due atteggiamenti di fondo: quella di chi volgeva  gli
occhi al cielo e quella di chi teneva lo sguardo fisso sulla terra.
     Nella  filosofia postmoderna, dopo il fallimento  di  Kant  e  di
Hegel nel tentativo di racchiudere tutto il pensiero sotto la volta di
una  nuova Scuola di Atene,(2) si assiste a una liberazione di energie
che  porta  quasi  a  una guerra di tutti contro tutti:  positivisti
contro   idealisti   e   socialisti;  socialisti   contro   idealisti;
positivisti, idealisti e socialisti contro Schopenhauer.
     Al  di  l  della  collocazione  cronologica  di  Schopenhauer  
comunque  facile  percepire le sue opere in qualche modo  spostate  in
avanti  nel  tempo,  pi  vicine di altre alla nostra  sensibilit,  e
pensare  Schopenhauer anche come nostro contemporaneo. Pur consapevoli
di tutti i limiti che hanno i processi
     
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     di  attualizzazione,  non possiamo  infatti  negare  che  molti
aspetti  del  pensiero di Schopenhauer si prestano a un'operazione  di
questo tipo.
     D'altro canto la storiografia filosofica ha messo in evidenza  il
ruolo di precursore svolto da Schopenhauer nei confronti del pensiero
demistificante  e della filosofia dello smascheramento,  che  hanno
avuto i loro massimi rappresentati in Marx, Nietzsche e Freud.(3)

Ragione e pensiero.
     
Con  Schopenhauer si ripropone in tutta la sua profondit il  problema
della  scissione  fra  ragione e pensiero, cio  il  problema  dei
limiti  della ragione, che Hegel aveva voluto cancellare  costruendo
un  sistema in cui tutta la realt  dominata da una Ragione immanente
e assoluta.
     Per  Schopenhauer - come vedremo - la ragione non  assolutamente
in  grado  di conoscere la realt, per attingere alla quale    anzi
necessario  andare oltre la ragione. Per questo Schopenhauer    stato
considerato  il  capostipite di quella corrente filosofica,  designata
come  irrazionalismo,  che caratterizza una  parte  considerevole  del
pensiero  occidentale  nella seconda met  dell'Ottocento,  e  che  ha
continuato a vivere, talvolta rafforzandosi, anche nel nostro secolo.
     Il  termine  irrazionalismo, per, non deve e  non  pu  essere
considerato  come  sinonimo di rifiuto del pensiero, come  abdicazione
dell'uomo  dalla  sua  capacit  di conoscere.  Anzi,  Schopenhauer  
fiducioso   nella   possibilit  e  nella  funzione   positiva   della
conoscenza.  Egli,  infatti,  ritiene che  un  uso  consapevole  della
ragione  e  delle  conoscenze che essa pu  dare  sia  importante  per
modificare la situazione in cui l'uomo si trova a operare.(4)
     Inoltre,  la  sua  fiducia nella conoscenza - e  nella  filosofia
come  forma  della  conoscenza -  dimostrata  anche  dal  fatto  che,
volendo  dare  una  struttura  al suo  pensiero,  egli  non  rifiuta
assolutamente  l'idea  di sistema, ma anzi - rifacendosi  a  Kant  -
vuole costruire un nuovo sistema filosofico.(5)
     L'irrazionalismo, quindi, non  rinuncia alla ragione a  favore
del sentimento, dell'intuizione mistica, o di qualcosa di simile, ma
  rifiuto di quella funzione creatrice che alla Ragione (al Soggetto)
andavano   attribuendo   gli  idealisti  e   in   particolare   Hegel.
Schopenhauer critica l'idealismo in maniera durissima: la dottrina  di
Fichte, ad esempio, , per lui, un puro e semplice vaniloquio.(6)
